venerdì 21 maggio 2010

Se non ti piace dillo: Intervista a Nadiolinda























Ecco un'intervista da me fatta ad un'autrice spiritosa che si addentra in un'indagine veritiera e ironica sulla sessualità e sui rapporti ai giorno d'oggi. Nadiolinda al di la dell'argomento sesso (che no si sa perché ma sembra sempre squalifichi una qualità artistica), credo che porti in sé un'autrice che ritroveremo in futuro.esso ai tempi dell'happy hour Ecco qui l'intervista a lei fatta...


Se non ti piace dillo

il sesso ai tempi dell'happy Hour

ed. Mondadori

autrice Nadiolinda

14 euro



Come ti è venuta l’idea di questo libro?
Da molto tempo, volevo scrivere di come vedo le relazioni, di quello che sento dalle persone che incontro, di come vedo IO la cosa. volevo dare un punto di vista e una possibile soluzione. ho anche inviato a più di una rivista l’idea di una rubrica, ma non ero nessuno e anche se l’idea era buona, è stata scartata. così ho aperto un blog. e sono una di quelle strepitose paracule che è stata contatta da più di un editore. così, è nato il libro. con una sola regola imposta dall’autrice: solo sesso – qui non si parla di amore.


Perché escludere l’amore a priori? In fin dei conti l’amore se c’è, quando c’è - ha anche delle implicazioni attrattive sessuali…anche se certo può essere assolutamente non reversibile il concetto…

io ho una scala di valori ben definita e pure un po’ rigida: ci sono le relazioni di serie A e quelle di serie B. a voler essere più generose, per le relazioni funziona un po’ come nel calcio, con le divisioni e le categorie. e sei bravo, ti impegni, ti alleni, ti comporti bene e ti va pure un po’ di culo, puoi passare via via da una divisione all’altra, fino alla serie A.

Quello che mi interessava era mettere a fuoco tutte le relazioni di serie D, e tutti quelli che pensano che per arrivare in serie A basti molto culo e un buon agente. non certo impegno, fatica, costanza, disciplina, tecnica, allenamento, sudore, oltre a un pizzico di fortuna.
quindi, niente amore, ma relazioni da buffet. che sono risibili e comiche e se ne può parlare con leggerezza. anche d’amore si può parlare con leggerezza. però l’amore, come lo intendo io, è una cosa buona. e rara. e preziosa. e sacra.


La decisione di firmarti “nadiolinda” e non il tuo nome per intero?

Nadiolinda è un sopranome nato per caso. me l’ha dato una collega, anni fa. mi è piaciuto da subito. e nella mia vita virtuale è stato particolarmente azzeccato. suona innocuo, simpatico, frizzantino. ma, allo stesso tempo, il suffisso “linda” risveglia ricordi legati alla mitica gola profonda che regala un pizzico di malizia in più. sembrare santa e puttana allo stesso tempo non mi dispiace affatto.


Non credi questo “modo di sentirsi-farsi trovare agli occhi degli uomini” sia uno stereotipo molto diffuso dagli anni ’70 in poi nel genere femminile, anche se c’è chi naturalmente non lo ammette con tanta libertà…Agli uomini piace però, questo è vero…

Noi siamo occidentali e ragioniamo a categorie. io per prima. impossibile essere diversi. in più, l’esperienza e la capacità di fare paragoni e di crearsi aspettative è l’unica arma a disposizione per combattere l’ignoto, l’incerto, il futuro. e cosa è più carico di aspettative future di una nuova conoscenza che forse può diventare...? chissà.


TTitolo “Se non ti piace dillo – Il sesso ai tempi dell’ happy hour “– happy hour un termine che mi prende male già a suono, (e per fortuna tu ne fai ironia). Indica non la società, ma quello che la società vorrebbe rappresentare. Ora su questo modello (americano) dell’ora felice…l’ora poi dei giovani, perché ora “è solo dei giovani” il mondo anche se è governato dai decrepiti, i giovani che rappresentano il potere, la bellezza, il sesso…dove sono queste ore felici, o meglio; è davvero solo un’ora felice perché si costruisce la vita attorno a quest’idea di ora felice….


l’happy-hour è per me il momento delle relazioni facili e veloci, tra quelli che si pensano giovani per sempre. in realtà, è un momento che non esiste e che può creare seri problemi relazionali.


è una fregatura, come san valentino. il 14 febbraio è un giorno qualunque. ma siccome c’è la festa degli innamorati, se sei in coppia e non hai voglia di festeggiare sei stronza. se sei single e non te ne frega un cazzo, te la tiri. comunque, ne esci sempre male.


il tipo più entusiasta dell’happy-hour è quello che io chiamo masticafighe, che si sceglie le relazioni dal buffet e cambia menù in continuazione. spilucca, ma non degusta. si abbuffa, ma non fa mai una cena vera. “non conosco nessuno che abbia cambiato totalmente il suo approccio nelle relazioni. mi spiego: un masticafighe resta fedele al suo motto per tutta la vita: vidi, vinsi, venni. e mai richiamai. può cambiare tattica, tipo di preda, modificare l’approccio. ma non si trasforma magicamente in uno che inizia sul serio una storia. questa è l’epoca dei locali stilosi e degli aperitivi happy-hour, non dei castelli con cavalieri e principesse. qui chi vuole vivere per sempre giovane e sulla piazza può farlo. realmente, può farlo. l’habitat naturale dei masticafighe è proprio la piazza, quella degli aperitivi del venerdì dalle diciannove alle ventitrè”.


Lo vedi un fenomeno reversibile? :)



non sono ottimista. i nostri modelli vanno sempre più verso la netta divisione sante/puttane, machismo/gay, avventuretta/amore eterno. è come se la realtà, con le sue gradazioni di grigio, non esistesse, venisse costantemente negata. ho parlato di cose che possono succedere a tutti, cercando di sdrammatizzare e utilizzando l’ironia per dire: siamo comprensivi, può capitare. siamo un po’ tutti così. ogni categoria ci appartiene.


ma la verità è che i modelli proposti, e i luoghi comuni che direttamente ne derivano, tendono all’identificazione con un estremo e a negare l’opposto. radicalizzare i comportamenti relazionali e sessuali, significa ledere profondamente la libertà di un individuo e mantenerlo in uno stato di perenne frustrazione e inadeguatezza. se io impongo il concetto che esiste l’uomo perfetto e che il matrimonio sia il coronamento di una favola, non permetterò alla persona di vivere serenamente un’esperienza di distacco, di divorzio, di separazione: la costringerò a pensare che ha fallito e che, se non appartiene alla favola, è una sorta di “dannato”.


Un libro che parla molto di sesso e nell’evoluzione anche dei rapporti virtuali; in fin dei conti si potrebbe dire che ce n’è tanti di libri simili in commercio.. convinci chi ti legge questa intervista a dare delle motivazioni perché anche questo libro tra altri …


quando ho iniziato a scrivere, volevo ottenere due risultati: far ridere di cuore e di pancia e, soprattutto, fare in modo che, quando uno chiude il libro, veda la realtà come la vedo io, che non so mai essere né seria né rispettosa. penso di esserci riuscita: Se non ti piace, dillo! lascia aperte domande e aiuta, attraverso la risata, a esorcizzare tutte quelle piccole paure e insicurezze che spesso diventano una palla al piede quando si cerca di essere felici. e avere una seconda vita...bhé: non è solo un piacere altissimo, ma anche un diritto sacrosanto. e nella seconda vita si può essere egoisti e non ci sono regole. viva il virtuale!


Gli uomini ne escono un po’ distrutti dalla descrizione, ma alla fine se è vero che ne parli “male” è anche vero che ne parli male con un certo affetto…


gli uomini hanno il dono della leggerezza. che non è da confondere con la superficialità, ma con la capacità di vivere molto più nel presente. è una dota innata, che io trovo in moltissimi uomini, salvo il fatto che ognuno è diverso. è che bisogna un po’ ripensare ai ruoli e se ne parla poco e male. quando si fa un’analisi sociale si tende a rimpiange un passato che non c’è più (e chissà se mai è esistito) e intanto, però, non si offre via di uscita. non sono i ruoli prestabiliti che fanno funzionare una coppia. “dopo la rivoluzione sessuale si sogna un nuovo maschio. quello smaccatamente romantico, stile principe azzurro, è fuori moda: è colloso e poco invitante. forse forse può andare ancora bene per qualche fantasia dei giorni di mestruo in cui si è più sentimentali, ma non certo per una vera relazione. e non va bene nemmeno l’altro estremo: l’egoista che non chiede mai nulla, il rude maschio orgoglioso di esserlo. stiamo tutti nel mezzo, in un magma indefinito di identità violate, in cui gli uomini non sono troppo maschi e le donne sono meno femminili. e quando si gioca al gioco delle coppie, è il caos”.


Appunto…i maschi si femminilizzano e le donne si maschilizzano; le regole dell’attrazione variano? Credi che l’immaginario sessuale futuro tenda ad un modello androgino; o che per ristabilire un equilibrio ci sia bisogno effettivamente di differenze?


il modello è già oggi androgino e asessuato. ero giusto al cinema a vedermi il film di moccia, culto dei miei ragazzini con cui mi capita spesso di lavorare nei licei. moccia ritrae i modelli a cui non c’è adolescente che non voglia assomigliare. ma le ragazze sono magrissime e senza seno, i ragazzi effemminati e con gambine a stecchino. non hanno muscoli così come non hanno carattere. anche i gruppi musicali puntano su un look ambiguo e indefinibile: basta guardare il successo planetario dei tokio hotel che sono dei manga con un cantante che non si sa da che parte tiri. il futuro non è solo androgino: è pure un po’ pedofilo. se per noi il meglio possibile è dimostrare tra i 25 e i 35 anni massimo, per la prossima generazione il look ottimale si è spostato a 19 anni. meno di 19 è pure meglio.


Naturalmente non risparmi mica anche il genere femminile…

le donne sono terribili. lo dico da donna e con molto affetto, ovviamente. è solo che non sopporto alcune caratteristiche, molto diffuse. ad esempio, la manìa di flirtare sempre e con chiunque, ma senza ben sapere che cosa stanno cercando. o l’invadenza nella vita del compagno. o la difficoltà a prendersi sempre più del 15% di colpa nel fallimento di una storia. è come se le donne, con l’autocoscienza, si portassero oggi addosso un senso di insoddisfazione perenne e di frustrazione che gli è davvero difficile razionalizzare e abbandonare. insomma: vogliono sempre di più, vogliono essere perfette. ma sanno che non è possibile. e allora che si fa? la mia risposta è fin troppo diretta e cattiva: basta menate. cresci!


Cosa ne pensi della pornografia; perché in genere sembra che il fruitore debba essere uomo, e la maggior parte delle donne, indietreggia a questa parola come se fosse la cosa più orrenda e anti-morale della terra…


io trovo la pornografia divertente. raramente l’ho usata per eccitarmi o per accendere una serata, però sono curiosa come un’antropologa. la pornografia mi permette di vedere alcune delle mie fantasie realizzate dal vero.

non sottovalutare il fatto, però, che io nasco e vivo solo la pornografia su internet. i film porno “alla vecchia” mi annoiano a morte. così come quelli in cui si tromba e basta. per me gli attori porno sono al pari degli atleti da circo. e mi aspetto ogni volta di essere sorpresa!



Dalla tua descrizione narrativa, sembra che ci sia in realtà una gran paura dei sentimenti, L’effetto casco      scrivi. Secondo me è molto vero, credi sia una condizione molto differente rispetto anni fa?



bhè, sì. la cosa si lega a doppia mandata alla nostra immersione nei rapporti virtuali che ci permettono di limitare molto la sofferenza. un amante in chat o uno che ti scrive via mail o che ti corteggia con gli sms non ti può far davvero soffrire. e, se lo fa, lo cancelli rapidamente, dai tuoi contatti e dal tuo cuore. ma il dolore di un abbandono vero, quando hai condiviso una relazione fatta di quotidiano e di impegno... in effetti, qualcuno non esce mai intero nemmeno dal primo fallimento sentimentale.


Però inutile negarlo; il virtuale ad un certo punto ha varie implicazione anche sul reale. Si cerca dal virtuale per poterlo trasportare sul piano reale; poi quando successe - ha le stesse implicazioni della realtà reale, con l’aggiunta di una più probabile delusione forse…si comincia come un gioco e ci si può incasinare per mancanza di prospettiva, pure quella emotiva…


anche un avatar può sentire dolore e sofferenza, pur rimanendo un contatto puramente virtuale. quando una relazione o un rapporto senza odore passa sul piano della conoscenza personale è bene aver chiaro che sarà diverso. e, perché sia migliore, bisogna che la propria bilancia interiore assegni già a priori alla vita vera un punto in più, proprio perché è “reale”. guarda noi due: io ti leggevo e mi piacevi. e non sapevo che persona avrei conosciuto incontrandoti. ma solo per il fatto che diventavi una persona vera, sapevo che avrei saputo più cose di te, avrei imparato molto di più, avrei visto le tue contraddizioni, le tue sfaccettature, le tue emozioni, come affronti davvero la vita. questo, per me, era già un valore aggiunto rispetto al talento. non ho mai pensato per un solo secondo di deluderti o di rimanere delusa. semplicemente perché la realtà, con la sua complessità, è già molto di più del mio piccolo mondo sicuro al di qua dello schermo.


A me questo libro è piaciuto perché mette in risalto il condizionamento che “la moda” – ha sulla sessualità, e credo sia vero; si idealizza un modo migliore per piacere in base a delle costruzioni sociali.

nelle relazioni veloci conta l’apparenza. conosco donne che hanno saltato appuntamenti perché non si erano fatte la ceretta. la difficoltà a presentarsi imperfette e con qualche difetto ci castra brutalmente. ed è una cosa assurda perché nemmeno le modelle sono “modelle” anche nella vita. anche la campbell ha le emorroidi e i geloni e la schiffer fa la cacca tutti i giorni e avrà la fiatella appena sveglia e i punti neri e le ciccette. esiste photoshop, ma pare che il mondo ogni tanto se lo dimentichi. e per gli uomini è lo stesso: vestiti, atteggiamenti, pose. il look sembra imprescindibile. la cosa più inconcepibile che io noto è la diffusa fobia degli odori del corpo, che si tende a nascondere e a coprire a tutti i costi, a volte davvero al limite del patologico.


io racconto di una serata in disco in cui tutti mi paiono costantino il tronista. “costantino non esiste. nemmeno costantino è costantino nella vita. la creatura che noi chiamiamo costantino è un avatar in 3d, che si muove male e parla poco. però ha sempre dei vestiti fantastici e degli accessori azzeccati. le persone che ci sono qui stasera, che non puzzano ciondolandomi vicino, che non sento e non hanno nulla di vero, di reale, di vivo, sono in realtà impegnate in una missione molto più alta del semplice ballare in pista. sono concentrati nell’immedesimazione totale, nel tentativo di diventare essi stessi l’avatar di costantino, ovvero: l’avatar di un avatar”.

Ma poi appunto si idealizza e si insegue un modello che nella realtà, nella quotidianità non esiste, uno palpa una tetta e si trova una protesi in mano, sembra che se prendi il cellulare della pubblicità diventi il più bell’uomo del mondo, poi invece resti lo solito sfigato insomma. Tutto ci porta lontano dal reale. E’ una nuova semplice “evoluzione” sociale o qualcosa che fa danno, e lo farà sempre più?


strategie di marketing, tutto qui. quando io ero piccola, sognavo di avere sempre la nuova barbie, ma non perché mi piacesse davvero. è solo che nella pubblicità ci giocavano sempre tante bambine insieme, belle e sorridenti e felici e io volevo essere una del gruppo. ma poi sono cresciuta e ho acquistato capacità critica. invece, mi pare a volte che si tenda a diventare ebeti, anziché adulti. senti questa: un giorno un tizio compra un cellulare fighissimo e costosissimo. fa una follia e se lo compra a rate. poi il giorno dopo va a sciare e lo perde nella neve. il cellulare è impermeabile, così lui lo fa squillare e lo sente sotto la neve, ma non lo trova più. e sai che fa? i debiti per comprarsene un altro perché ormai già l’aveva detto a tutti e non poteva sfigurare. duemila euro per un telefono che fa tutto, ma non so se fa bene il telefono. assurdo! persone così hanno la mia stessa brama infantile e la pagano coi soldi loro.


Mah loro…appunto fanno i debiti; ormai credo che tutta questa virtualità, porti pure a non avere il senso reale del soldo oltre tutto il resto…buona parte della gente vive con soldi “virtuali”… tempo fa questo pure era meno possibile… c’è più inutile e si lavora molto di più per questo inutile idealizzato come necessario status sociale, e questo diventa un altro “linguaggio” ma poi non basta, c’è troppo inutile da dover avere.


avere debiti e carte di credito è condizione normale. noi veniamo al mondo già con un grosso debito sulle spalle. saperlo significa portarsi già addosso un senso di inadeguatezza che, viene detto, non ha soluzione. così, vivi e spendi come se non ci fosse un domani. e come se le cose che compri ti rendessero davvero felice. ma la tua felicità non può dipendere dalle cose. non può nemmeno dipendere dalle persone, a dirla tutta. la tua felicità non dipende che da te stesso e, dunque, non te la puoi comprare. scrive pessoa: “devono esserci isole, verso il sud delle cose, dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero. e dove è possibile addormentarsi al sole, e svegliarsi, senza pensare al giorno del mese o della settimana che è oggi”.

barattiamo il nostro tempo e la nostra vita per cose e siamo una minoranza sul pianeta. davvero, viviamo nel paese dei balocchi e abbiamo perso il senso della realtà della vita, della sua essenza, del perché vale la pena di essere al mondo. non solo per i debiti, naturalmente. per i valori comunitari. per gli ideali. e anche per le relazioni. vivere non può essere “ammazzare la noia”.


Una cosa che mi ha fatto molto piacere, è vedere questo libro tra quelli di umorismo…in genere quando si parla di sesso, comunque lo si faccia, si viene catalogati nel genere erotico, anche se si può parlare benissimo di sesso senza essere libidinosi…

mi hanno messo dappertutto. in una libreria qui vicino ero tra “risveglia la tua vita di coppia” e “tutto quello che non sapete del kamasutra”. ho fatto una scenata con la proprietaria e ho conquistato la vetrina. il mio libro non è pruriginoso e non voglio far eccitare nessuno. figurati! la cosa più trasgressiva che c’è è un pompino sulle scale! i trombatori duri, quelli veri, lo leggono e mica gli tira, seee. io parlo di quelli che parlano tanto di sesso ma chiavano poco e maluccio. e pure un po’ di malavoglia, a dirla tutta.


Però c’è poco da fare se si parla di sesso lo stereotipo che ci si appiccica è quello erotico…anche qui il mercato ragiona per settori, sennò non sei catalogabile, e quindi se non sei catalogabile sei meno vendibile…


alle leggi di mercato è quasi impossibile opporsi. entrare in una categoria è necessario, è vero. l’importante è non sentirsi sviliti, avere bene in chiaro cosa si vuole comunicare e continuare a dirlo, sempre più ad alta voce. il culto indiscriminato di sé e l’ autoaffermazione aprioristica sono malattie del nostro tempo e della nostra società. il web né è la prova lampante: tutti si vogliono bene, sono tutti bravi, ci si fa i complimenti, si è tutti artisti e spettatori ammirati. e la verità è che siamo un magma indefinito di banalità, riferimenti, assenza di provocazione, censure accettate nel silenzio, omertà e allineamento. non c’è mai un sito volutamente brutto. se ci sono contenuti “contro”, c’è subito una censura che interviene. e la cultura veloce te la serve wikipedia on-demand, il regno della tuttologia senza approfondimento.


Al di là della moda, perché il sesso piace sempre così tanto…


di sesso se ne parla, ma a dire che piace davvero... non ne sono così sicura, ecco. mi pare che attualmente, il gusto del look e il piacere della conquista vincano molto di più sui pruriti inguinali, genuini e un po’ maiali. anni fa è uscito un testo teatrale inglese quasi profetico, intitolato “shopping & fucking” dove i protagonisti dichiaravano senza tante remore che il vero piacere della loro vita era lo shopping mentre le relazioni, in realtà, erano stress puro.

Ah io son pienamente d’accordo…ma intendevo; perché il sesso comunque sia, attira sempre molto l’attenzione, al di là che piaccia più o meno – insomma più direi che tiene la guardia dell’ascoltatore più di qualunque altro argomento…


rispondo con una cosa che riguarda me. io trovo che la vita sentimentale ed emotiva di ognuno sia la parte più interessante della sua esistenza. e così, chiedo sempre in proposito, faccio domande, mi interesso molto. di conseguenza, mi interessano le abitudini sessuali e le fantasie delle persone. in generale, però, si parla di sesso proponendo modelli improponibili e inarrivabili di machismo e ninfomania cronica. attraverso i modelli sessuali si entra profondamente nella testa delle persone. e l’imposizione di riferimenti e di modelli alla libido è un ulteriore incatenamento della volontà individuale.


Rapporti Web, pro e contro...più pro più contro per quel che ti riguarda?


non saprei, sono molto diversi tra loro. io ho dei chatter e degli essemmessatori che adoro e di cui non potrei mai fare a meno. “tecnicamente, siamo dei nostalgici della chat come veicolo di messaggi fatti semplicemente di parole. la usiamo come un’estensione degli sms. è così rilassante chattare con loro...” certo è che, per me, il reale pesa ancora più del virtuale e le relazioni e i rapporti non diventano veri finché non lo sono per davvero, nella realtà, finché con una persona ci parlo guardandolo?a negli occhi e sentendone l’odore. fino ad allora, sono situazioni di svago, conoscenze un po’ così. questo fa di me una zia preistorica rispetto, invece, ai ragazzi di 15-25 anni.


Quali sono a tuo avviso le differenze fondamentali tra la sessualità maschile e femminile?


ah ah ah... se te lo dico, poi cosa vinco?? magari fosse così semplice. se senti una donna parlare dell’uomo che desidera, ti racconterà sempre che lo cerca dolce, gentile, affettuoso, che la ascolti e la comprenda, che sia carino e paziente. praticamente: la sua migliore amica dotata di pisello. ma non ho mai trovato una che non sia disposta a mollare quello carino per uno che la sbatta contro un muro senza ricordarsi il suo nome.

E’ troppo reale questa affermazione in genere, ma anche le stronze attirano gli uomini di ogni casta mi pare, o molto meno?


se la cosa è voluta, possiamo solo dire che un rapporto con ruoli definiti di sadismo e masochismo è appagante da subito. per quanto riguarda invece la maggior parte delle relazioni sbagliate...bhé, il consiglio che mi capita di dare spesso agli uomini innamorati di una stronza e palesemente infelici, è quello di tutelarsi e trovare una donna che li ami e che li rispetti e che non li svilisca sistematicamente.


Qual è la parte di questo tuo libro che senti più tua…il messaggio più importante che ti senti di dare.

questa è facile: il vestito rosso. che per me rappresenta metaforicamente il punto-zero che bisogna fare nella vita. ovvero: farsi chiarezza, capire cosa si vuole dalle relazioni e poi avere il coraggio di cercarlo e di chiederlo. “non è una cosa da poco, devi avere la testa per indossare un abito così e uscire. un vestito rosso fa la differenza. se entri in una stanza, in un locale, in una casa, se sali in metropolitana, sull’autobus, sul tram, dovunque tu vada sei responsabile di un improvviso cambio di atmosfera. sei il punto rosso di una realtà grigia. è come quando dici sì con sincerità. o quando ti innamori di una persona. queste cose non sono prevedibili. accadono e basta”.


Cosa ti aspettavi e cosa hai trovato come reazione a questo libro fini ad oggi?


una dote che coltivo è la sostanziale tendenza a non avere aspettative. quindi, mi sono buttata allo sbaraglio senza ben sapere cosa aspettarmi davvero. chi mi legge, spesso mi scrive. ricevo parecchie mail. sono molto educate, qualcuna ovviamente di chi vorrebbe trombare. ma in generale, mi scrivono perché si sono divertiti, perché li ho fatti pensare, perché si sono riconosciuti in qualche situazione o in uno o più tipi. e qualcuno mi chiede anche consigli di cuore.


Di fatto quindi, anche se questo è fondamentalmente un libro sul sesso, quello che viene chiesto di più è la gestione dei sentimenti…forse è ancora il problema numero 1…più che il sesso…


il sesso cambia le cose. difficile avere passione per la passione e basta. ancor più difficile è ammetterlo, gestire la cosa con tranquillità e farsene una ragione. scrivo che “il sesso cambia molto e dice tutto. inutile illudersi del contrario” e che “la prima volta che si va a letto con un uomo è molto significativa”. fare sesso in modo appassionato significa esporsi. spesso non si riesce a gestire proprio questa dinamica e si cercano conferme, quasi con ansia. credo di non aver mai fatto sesso senza sentimenti: la persona con cui stavo mi attraeva e mi interessava e dedicarmi a lei mi pareva la cosa migliore che potessi fare in quel momento. e a volte sì, è capitato di scambiare l’interesse e il desiderio per qualcos’altro. ma poi è bastato fare un paragone: l’amore, quando c’è, è rosso e lampante. è tutt’altra cosa.


Osservazioni   e domande che ricevi più frequentemente?


la domanda più frequente è se io credo nel principe azzurro e nell’amore. io rispondo che sono cose diverse. l’amore esiste, non è una fede, anzi: è una cosa molto reale che, di conseguenza, richiede un impegno vero e concreto. e anche molta disponibilità a investire e rischiare del proprio. il principe azzurro, invece, esiste solo nel magico regno di san valetino. personalmente, preferisco quello che ti fa fare la notte in bianco a quello che ti porta a spasso sul cavallo bianco.

Apprezzano più uomini o più donne? Chi ti conosceva come ha preso quest’uscita?


io scrivo come parlo e parlo come sono. chi mi conosce e poi mi legge, ride con più gusto perché si immagina me che parlo. ho finora un gradimento pari merito tra uomini e donne. per fortuna, nessuno si è offeso. anzi: ho ricevuto un sms da uno degli uomini peggiori che descrivo nel libro in cui mi ha scritto “fantastico! sono il più stronzo di tutti. wow!”. che dire di più?


Ecco un’altra questione, oggi essere “stronzi” è “quasi” una qualità…qualcosa che addirittura eccita. C’è un’enfatizzazione del negativo ribaltato a valore positivo…si capisce bene anche dalle pubblicità… cosa ne pensi?


l’uomo che non deve chiedere mai... è muto. molto semplice. la nostra epoca -e parlo specificatamente di Italia- vive la restaurazione cattolica e l’inasprimento della dottrina della coppia eterosessuale. parallelamente, come già in passato, si diffonde e vince nell’immaginario collettivo la mitologia pagana dell’amour-passion, che è specificatamente l’amore per la persona che non puoi possedere, che non puoi avere, che è distante.


aggiungi che innamorarsi di uno che non ci vuole, oltre a manifestare una probabile natura masochista, rivela un’immaturità sentimentale e relazionale e forse anche il desiderio inconfessato di un avere davvero un compagno accanto, una storia su cui investire.


Cos’è che può far scandalo oggi?



le persone adorano scandalizzarsi, lo fanno in continuazione e per tutto. io mi faccio scandalizzare dalla stupidità.


Allora ribalto la domanda, cos’è che non ti scandalizza? Visto che c’è davvero poco di non stupido a disposizione oggi…


non mi scandalizza la libertà di pensiero e la disinvoltura delle persone, semplicemente perché sono ben cosciente che il mio senso di giusto/ingiusto e di bene/male non è uguale a quello di nessun altro. mi scandalizza anche l’invidia, soprattutto quella dei più vecchi verso i più giovani, che si manifesta spesso in denigrazione, umiliazione, mortificazione.

a volte mi scandalizza la paura insensata e irrazionale della morte e la voglia di sopravvivere -in qualunque condizione- per un tempo indefinito. quando succede, mi sento rispondere che è perché sono giovane e ho la testa per aria.


Tre cose che vorresti  esistessero e tre cose che elimineresti ad occhi chiusi

tra le cose che vorrei: il teletrasporto, trentasei ore al giorno di cui almeno quattordici per dormire e appartamenti grandi a costo bassissimo. tra le cose che vorrei eliminare: le pubblicità con il cibo che si muove da solo, le leggi vergogna che coconsiderano le donne semplici uteri e i mocassini.


Una frase che vorresti dire a tutti


non ne ho nessuna. ma se invece intendi una frase che voglio si ricordi di questo libro, forse è questa: “quando si vuole un uomo vale la pena di dirlo e di accettare un eventuale rifiuto. quello che si deve smettere di fare sono gli interminabili giochini e giochetti di tira e molla. tanto poi finiamo tutti nudi”.

Personali


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