sabato 30 maggio 2009

Venere in pelliccia





















A chi non ha mai eccitato l'idea di trovarsi una bellissima donna, avvolta in una strepitosa e morbida pelliccia, magari nuda con dei tacchi a spillo vertiginosi che sorreggono un'idea di impero ?

Certi animalisti si accaniscono, niente pellicce- no. Però io dico che come immaginario rimane una cosa eccitatissima, io per prima amo le pellicce e non me ne vergogno, anche se sì certo uno pensa pure ai poveri animali - ma questo è un altro paio di maniche - se ci riconduciamo all'immaginario erotico è pieno di testimonianze che vede la pelliccia come feticcio in vari ambiti della letteratura e della psicanalisi (se interessati leggersi il curioso scritto Vermer in pelliccia a cura di Bruno Benuzzi) ...Pure Lucio Dalla cita in"DISPERATO EROTICO STOMP" parlando di una puttana "A parte il vestito, i capelli, la pelliccia e lo stivale". Quindi una persona con pesudomino di Leo Von Zelten ha voluto raccontare la propria esperienza feticistica di come si è sviluppata in lui questa consapevolezza riguardo le donne che indossano questo splendido capo...



Sono ormai passati ben tre lustri da quando per la prima volta presi coscienza della mia indole. Fino ad allora, avevo vent'anni, non avevo mai prestato la dovuta attenzione al significato di quelle sensazioni che si manifestavano esplodendo dentro di me in ben determinate situazioni, quali, per esempio, la vista di taluni oggetti che, nell'ambito del nostro contesto culturale sono attribuiti specificatamente al genere femminile.

Fin da piccolo, già durante l'infanzia, ricordo di aver provato quelli che, con il senno di poi, potrei definire dei turbamenti, comportamenti che inaspettatamente e istintivamente comparivano, mi inebriavano e poi , altrettanto velocemente, svanivano...
Tali sensazioni evolsero durante la pubertà legandosi sempre più consciamente alla mia sessualità. Alcuni elementi, oggi pienamente accettati, allora non mi erano chiari. Ero ancora troppo acerbo per capire.

Il primo a comparire, quando ancora frequentavo le scuole medie inferiori, ossia almeno da quando avevo una dozzina d'anni, fu la forte attrazione per le pellicce, o più precisamente, per quelle donne che indossavano abiti in pelliccia, specialmente se a pelo lungo, morbido e vaporoso come quello della volpe.
Questo era un bisogno che all'epoca si legava al desiderio, all'attrazione che provavo nei confronti delle donne adulte, più mature, decise, sicure... delle inarrivabili e magnifiche guide in quel momento di esplorazione verso la sessualità.
Ero completamente in soggezione nei confronti d'una donna che indossava un'ampia pelliccia di volpe. Avrei ubbidito ad ogni suo comando (istinto di sopravvivenza a parte!!!). Ma non capivo il perché.
Quando mi capitava l'occasione di avvicinarmi ad una pelliccia, dovevo accarezzarla, immaginando di farlo mentre era indossata dalla sua proprietaria. Poi se per strada incrociavo una donna che indossava tale capo mi veniva un nodo alla gola. Non resistevo nemmeno al bisogno di disegnare donne ammantate o ritagliare dalle riviste di moda che mi capitavano sotto mano e quindi conservare tutte quelle fotografie ritraenti stupende modelle in altrettanto stupende pellicce. Gli anni ottanta sono stati un periodo d'oro per questo genere d'abbigliamento!
Ma tutto questo sempre in gran segreto.

Avvertivo la natura "distorta" di questa forma d'attrazione. Ne ero turbato, imbarazzato. Potrà sembrare ridicolo, eppure mi vergognavo di tutto ciò. E così celai dentro di me per moltissimi anni questo mio segreto, prima di riuscire a svelarlo a qualche mia stretta amica o amico: passarono almeno dodici anni, o forse anche di più, non ricordo.

A diciannove anni, mentre ero in vacanza al mare con la mia compagna di allora, le chiesi quasi istintivamente se le sarebbe piaciuto provare un differente gioco erotico rispetto a ciò che normalmente capitava di vivere tra di noi.

La proposta che le feci consisteva nel farmi legare ad una sedia, nello stuzzicarmi, nel sedersi sul sottoscritto e poi, a suo piacere, di usarmi. Lei, di contro, mi rispose molto semplicemente con una domanda (lo ricordo come fosse ieri!): "ma sei masochista?", pronunciata addirittura con un velato disgusto!

Io rimasi impietrito, anzi mi vergognai almeno un pò. Ma non ci avevo mai pensato. Aveva pienamente ragione.
Qualche mese dopo mi mollò! devo dire la verità, all'epoca ci rimasi molto male. Ma, con il senno di poi, fu meglio così. Mi resi conto che lei cercava un uomo autoritario, come suo padre. Al contrario io cercavo inconsciamente una donna forte, dominante. E pensare che lei in un'occasione si lamentò con me per la mia indole pacifica e più precisamente perché non mi arrabbiavo mai con lei?!? Semplicemente non eravamo compatibili. Ma mi ci volle molto tempo prima che riuscissi a comprenderlo... in fondo penso di essere un inguaribile romantico!
Comunque fu da allora che iniziai a prendere lentamente coscienza della natura delle mie fantasie: ero feticista, masochista, amavo il bondage e il mondo bdsm in genere.

Il primo acquisto che feci relativamente a questo mondo, e che, come d'incanto, rese accessibili luoghi reconditi della mia mente fino ad allora accessibili solo al mio inconscio, fu una breve raccolta di alcune delle numerose storie illustrate dal grandissimo Eric Stanton per la serie Stantoons, e così chiamata anche in questa più ridotta edizione italiana curata dalla Blue Press.

Mi turbò enormemente.
Ma, devo ammetterlo, mi eccitò altrettanto enormemente!

Questo disagio era dovuto, suppongo, all'incapacità, allora, di comprendere i meccanismi che avevano portato la mia mente a sviluppare queste fantasie.
Ora dopo tanto tempo, essendo abbastanza cervellotico, sono giunto alla comprensione dei fatti che hanno portato il mio subconscio a trasformare alcune mie esperienze negative subite all'incirca quando ero undicenne, traumi che già allora avevo in gran parte rimosso.
L'ultimo tassello l'ho compreso proprio scrivendo questo intervento.
Gli elementi originari, quelli chiave, che si mescolano nelle mie fantasie a successivi e più complessi tasselli, sono dunque:
una (o più d'una) donna dominante che, su alti tacchi, indossa una magnifica, morbida e folta pelliccia possibilmente di volpe (in origine bianca) e che mi tiene imbrigliato, legato, impossibilitato a muovermi, e quindi mi usa come fossi un giocattolo, un suo inerme, immobile oggetto, mischiando crudeltà ed affetto.
Ma la sedia a cui dovevo essere legato nella mia "prima" fantasia masochista ha ora un importante significato rivelatore.
E ora, dentro di me, l'ho pienamente compreso e accettato!


giovedì 21 maggio 2009

Il dolore d'essere lasciati (per un altro)

Mi scrive una persona in riferimento al quel post dove si considerava se il tradimento della propria compagna avvenisse con una donna anziché con un uomo

"Mi è capitato, la mia ex mi ha lasciato per una donna dopo 7 anni insieme, ancora dopo 4 mesi sto malissimo.Credetemi è peggio con una donna che con un uomo".

Io penso che- 4 mesi di sofferenza dopo 7 anni mi sembra un dolore ragionevolmente giustificato. Anche il tradimento, o l'essere lasciati fosse quello "tradizionale" (per un altro partner dello stesso sesso) non sarebbe poi una cifra di tempo così incredibile, la sofferenza ha un tempo fisiologico - in genere i veri dolori d'amore impiegano come un lutto vicino a passare, tra un anno e mezzo due si può stimare una media, anche se certo è assurdo parlare di media in questi casi . e' molto personale personale, ma è stata stimato un tempo "medio" per metabolizzare la perdita e andare avanti senza troppi conflitti se non ci sono ritorni, collegamenti strani ecc...
In questo caso (del tradimento con una donna, o appunto l'essere addirittura lasciati) un uomo si può sentire sminuito come uomo perché non ha mezzi coi confronto con quel sesso - (con chi sono stato fin ora? una persona che non mi voleva quindi come uomo?) ma allo stesso tempo potrebbe starci meno male per lo stesso motivo (in fin dei conti è una donna, e non ha nulla in comune con me), anche se come dire "ci si sente traditi" nella propria identità che quella sessuale aiuta a costruire quella nostra integrale...alla fine è come se non ci fossimo confrontati con quella parte di identità che tanto ci riguarda e c distingue come sesso, più che come persona.

Allora forse una dolore maggiore, razionalmente non avrebbe molto senso. Però capisco che è abbastanza logico non poterlo controllare, visto che la nostra cultura ci obbliga sempre a delle regole, e quelle dell'attrazione si imparano abbastanza fin da piccoli, dove le donne son donne, gli uomini son uomini, e le persone le fanno gli uomini e le donne messi assieme, ma poi nello specifico il termine persona sembra non reggere sul fronte dell'indistinguibilità del sesso.

lunedì 18 maggio 2009

Piuttosto che niente meglio piuttost (per alcuni)















Un mio amico mi ha confidato la delusione nel cercare nascostamente nelle e-mail della propria moglie e non trovar nessun intrallazzo - sperava un qualche cosa, ma più che altro un qualcuno altro che si strapazzava la propria donna...

invece nulla
.
Almeno ci fosse stato lui stesso....

martedì 12 maggio 2009

Non si diventa ciechi

Leggevo qui e là per il web discorsi riguardo la masturbazione, e trovo veramente incredibile l'ignoranza che c'è in giro.
Va bene che oggi i blog li tengono anche ragazzini di 12 anni e magari non si può certo pretendere espongano una visione del mondo più o meno reale, o chissà - però trovo davvero impressionante il fatto che si parli ancora di vergogna o riguardo la masturbazione femminile - o che si associ immediatamente solo a quella maschile .
O ancora queste frasi "sì, le donne lo fanno, ma non lo dicono - sono delle gran porche"
O che si dica che la psicologia umana non è normale, quindi le cose si fanno e non si dicono.
Cioè - allora dal mio punto di vista, è vero che in generale viene "più colpevolizzato" il piacere (fisico) femminile rispetto quello maschile - quindi la masturbazione che è meramente "eseguita" per il solo piacere fisico viene vista in maniera boh "peccaminosa" visto che on ci può essere nessun altro riscontro né procreatore, né di accondiscendenza del piacere maschile.

Davvero preoccupanti alcuni commenti, certo il web come il mondo è uno zavaglio. Poi cosa significa "porca non porca"? - cioè che una che gli piace godere è una porca? beh e se sì, allora? E poi come spesso accade si semplifica tutto, e si ragiona per genere M o F...

Poi esiste dal mio punto di vista la diversa complessità biochimica - ormonale - genitale, che nell'uomo mi pare sia più immediata anche proprio per una conformazione genitale - è lì... :) - e poi il condizionamento culturale che si riversa inevitabilmente anche sull'agire.
Conosco ragazze che effettivamente dicono di non masturbarsi perché non ci riescono, l'unico atto vero per loro è il rapporto con un compagno, perché non riescono all'idea. Son convinta che questa sì sia una deformazione culturale e non biologica - a meno che non ci siano difficoltà organiche - tipo dell'anorgasmia che condizionerebbe il desiderio, ma questo sarebbe riversato anche su di un eventuale partner.

Altra cosa strana che ho notato, che c'è anche chi vive la masturbazione dell'altro (nel caso della coppia) come una sorta di mancanza di rispetto tradimento (minore) naturalmente.
Ma non è così cavoli! La masturbazione è un rapporto intimo con se stessi. E a mio avviso non è certo un torto al partner (come non lo è affatto - ad esempio - il guardare della pornografia). Solo si ha piacere qualche volta di godere di sé, nei propri tempi, nelle proprie fantasie, senza dover rendere conto a nessuno e senza tradire nessuno, pensate voi se questo - nonostante "l'accompagnamento" non fosse possibile.

Io invece personalmente, trovo sopportabilissima l'astinenza fisica proprio per una possibile variante che è quella legata alla masturbazione: naturalmente credo anche in quella necessità sessuale, che nelle donne è - mi pare davvero - meno spiccata rispetto. Con abbastanza stupore invece leggo da un sondaggio che c'è una minima parte circa uguale tra uomini e donne che praticano solo sesso fisico escludendo altre pratiche ad occhio e croce.

Insomma non si diventa ciechi - al limite ci si vede meglio.