martedì 25 novembre 2008

R. porni 11 Sesso telefonico

Sempre momentaneamente posto dei raccontini che facevano parte del libro la ragazza definitiva, che non centrano molto con quelli precedenti (fino al 9) poco tempo...appena potrò dedicarmi di nuovo con passione e fervore torno...

Un tipo diceva di essere il principe. No blu. Sul pisello mi sa. Ma mi mandava tutti i giorni per mesi e mesi un messaggio a colazione, a pranzo, a cena e prima di dormire dicendomi baci blu dal tuo principe blu, blu, blu. Secondo me aveva solo un'idea sbagliata delle fiabe. E nemmeno visto un arcobaleno normale in vita.

Eppure nemmeno lui è proprio piccolo perché ha la stessa età di mia mamma. Allora è proprio vero che l'età non conta; in tutto però. Mica solo quando fa comodo... Mi diceva di assomigliare a Mel Gibson, ma come io sono la figa della mutua anche lui era poi il Mel Gibson della mutua. Mica che io abbia qualcosa contro quelli che non sono degli splendidi, come non ho mica qualcosa contro quelli dei cantieri, però già è fatica fare bella figura tacendo, figuriamoci a parlare di cose esagerate, e soprattutto di cose esagerate di se stessi.

Ci si era conosciuti prima per mail e poi per telefono io e questi tipo che chiamerò Mel. Ci si sente per qualche mese, entrando anche in un certo tipo di confidenze. Cosa che con me è facile entrare in un certo tipo di confidenze, ma mica perché voglio fare certe cose, perché mi piace sentire le confidenze degli altri, se hanno voglia di raccontarmele e viceversa.Allora ad un certo punto lui si descrive fisicamente e dice di assomigliare a Mel Gibson, a me invece non serve mica di dirgli come sono, perché tanto va sul sito che mi vede.

Si finisce così dopo qualche settimana telefonica di fare del sesso per telefono. Non ti dico che comodo.A parte che uno a sentire un altro che parla di sesso per telefono deve avere una bella immaginazione, non è mica facile stare dietro ad uno che cambia posizione mentalmente ogni tre secondi.Nella realtà non è mica così; allora mi veniva da ridere più che altro.

Tipo: Ora ti prendo da dietro e ti scopo alla pecorina.

Ok, scopami.

Adesso te la lecco mentre ti tengo le gambe aperte.

Sì, dài, dài, dài, leccamela che mi piace.

Ed io penso ma non eravamo alla pecorina?

Interviene dicendo, ora me lo prendi in bocca mentre sei in ginocchio davanti a me. Io Ah…che bello mi piace pregare mentre te lo prendo in bocca, sì, sì, voglio o l'inginocchiatoio che mi piace di più così.

E penso sempre, ma due secondi prima non me la stavi leccando che allo stesso tempo eravamo anche pecorina?
Nel sottofondo senti rash rash rash , fermo, parola e rash rash rash, fermo, parola e rasch rasch rash.

Il rumore della super raspa.
D' un agio, tenere il telefono, farsi una raspa a modo e parlare che non ti dico.
In tutto questa cosa scomoda c'era in più qualcosa di spazio temporale che non torna. E va bene che col pensiero si può fare tutto, però uno si immagina il pensiero poi nella realtà e lì non c'era dubbio che c'era qualcosa che non tornava.
Che se uno è a pecorina che ti stringe le tette mentre te lo da, non può mica pretendere che due secondi dopo sei in ginocchio già a buon punto con il pungi topa in bocca e poi in un'orgia con tremila cazzi in mano.

Oh, mica sono la dea Kalì.

Oltre a tutto questo aggiunge le parole romantiche. Mi dice ti amo. Non dire cazzate. Le parole sono pietre, mica sono patate dico. "Allora ti voglio bene. Va meglio?"

Fa silenzio, ma nel sottofondo sempre: rasch, rash, rash, per non perdere il ritmo…. Però un certo punto Mel sente dei passi. Tornava sua moglie. Mi dice sottovoce tremulante: principessina ferma un attimo, che vado a vedere. Io mi divertivo, a sentire quello che diceva, e anch'io del resto gli dicevo delle cose che divertivano me, e facevano tirare a lui.

Fatto sta che lui si alza e si mette un paio di braghette da mare, così col cazzo duro laterale, per aprire e andare a vedere se era sua moglie. Era lei in effetti. Che però non pensa che lui ha il cazzo duro e gli dice "oh ti sei messo messo male il fazzoletto in tasca". Lui si vergogna e dice sì che se l'è messo male... il fazzoletto.


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