martedì 14 ottobre 2008

R.porni 6 - Gli amanti di mia madre

Non è difficile quando esci da un paese bigotto e ritrovarti in una città che ti accoglie in persone e possibilità, cercare quello che prima era assolutamente negato. Forse non è un’indole essere puttana, ma i bacchettoni se hai un po’ di sale in zucca, almeno in un primo momento te lo fanno diventare in tutta la tua apertura di gambe.
Mia madre mi ha sempre parlato di cazzi, degli amanti che ce l’avevano più grosso e che comunque lei "non ne ha mai presi di striminziti" - diceva - “eh tuo padre un gran stronzo, ma non ce l'aveva mica male…” me ne parlava pure quand’era molto meno che ragazzina. Io, beh in un certo senso lo vedevo ingenuamente anche se la cosa mi faceva arrossire, ma per rispetto non glielo dicevo. Non chiedevo altro.
Sorrideva e le piaceva darmi quell’immagine di donna libera che ha conosciuto il mondo di una che sa scegliere, appena fresca pure lei dalla gioventù spavalda che si scorgeva in un passato prossimo, ma non del tutto esaurito, faceva l’amica e mi dava le dritte sul sesso ancor prima che capissi bene come funzionava il mondo dei tiramenti.
Ah per lei era facile - piaceva parecchio agli uomini, è sempre piaciuta un sacco da quando ne ho memoria, metteva spesso un rossetto rosso e guardava con gli occhi grandi e scuri chi voleva sedurre - ci riusciva sempre - questo la sentiva autorizzata a darmi insegnamento - peccato che si facesse puntualmente scopare da delle teste di cazzo, e spesso con noncuranza pure davanti ai miei occhi. Ma non lo faceva con libido, era semplice noncuranza di avere un altro nei dintorni – un'altra come la figlia con la quale c’ha confidenza per di più.
Io potevo passare per la stanza e mentre mi mangiavo un panino alla nutella, sentivo i suoi sorrisi e i gemiti dell’ubriaco di turno Frankie “uno bello, bello un casino, peccato sia rimasto un po’ toccato dall’incidente in macchina” però si vede che il cazzo ce l’aveva buono del tutto. Erano sul divano e lei le era sdraiata sopra con i jeans, poi il reggiseno con il quale l’ubriaco giocava, e le sue mani sulla schiena di mia madre cercavano di slacciarglielo, non ci riusciva molto, un po’ mi faceva ridere, poi clic clac, quando è riuscito agganciava e sganciava finché io pestolavo per il salotto, volevano chiaramente che telassi di lì, così mentre me ne tornavo davanti la tv a guardare i cartoni animati, lady Oscar che mi intrigava (mai capito se era una femmina o un maschio) e sentivo i mugolii sopra la sigla, così piu ritornavano scomposti come se quel gesto dal letto non l’avessero mai terminato.

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